Nell'immaginario collettivo l'apprendistato evoca il ragazzo che scopava la bottega del fabbro. Nella normativa italiana di oggi è una macchina formativa sorprendentemente sofisticata: un contratto di lavoro a tutti gli effetti, con salari e tutele, che obbliga l'impresa a formare e il giovane a studiare, e che può portare — livello dopo livello — dalla licenza media al diploma professionale, fino alla specializzazione e all'università. È il cuore del modello duale italiano: si impara metà in aula e metà sul campo, come nei migliori sistemi formativi d'Europa.
La base normativa è consolidata: il Jobs Act dell'apprendistato ha riordinato le tre tipologie, poi raccolte nel codice del lavoro. Le regioni, che governano la formazione, definiscono i profili e gli standard; i contratti collettivi disciplinano salari e inquadramenti. Il risultato, per chi legge le norme senza pregiudizi, è un percorso con poche zone grigie e molti diritti.
Primo livello: qualificarsi lavorando
L'apprendistato per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione — il primo livello — si rivolge ai giovani tra i 15 e i 25 anni che non abbiano conseguito un titolo di scuola secondaria. La durata massima è triennale, estendibile a quattro per i qualificandi che perseguono il diploma professionale. La caratteristica decisiva è il doppio binario: ore in impresa, retribuite, e ore in aula o in formazione esterna per l'acquisizione delle competenze chiave. Chi completa il percorso ottiene una qualifica professionale valida a tutti gli effetti, spendibile nel mercato del lavoro o per proseguire gli studi. È la versione contrattualizzata dei percorsi che descriviamo nella guida alla formazione professionale.
Secondo livello: il diploma sul posto di lavoro
Il secondo livello è pensato per chi ha già un titolo di scuola secondaria superiore — o è ammesso al quinto anno — e vuole conseguire un diploma di istruzione o un certificato di specializzazione tecnica lavorando. La formazione esterna si intreccia al progetto individuale, la retribuzione cresce con gli anni, e in molte regioni il percorso è gemellato con le aziende che cercano figure tecniche. Per le imprese è il canale con cui costruirsi internamente i tecnici dei mestieri che il mercato non offre; per i giovani, la via più rapida a un titolo con esperienza annessa.
Terzo livello: alta formazione e professionalità
Con il terzo livello si entra nella specializzazione: apprendistato per l'acquisizione di un diploma di istruzione tecnica superiore, di qualifiche professionali alte, o persino per il dottorato e la specializzazione post-universitaria. È il gradino che l'Europa indica come strategico — livello 5 e oltre del quadro delle qualifiche, di cui parliamo nel quadro normativo — e che gli ITS Academy affiancano con i loro percorsi full-time. Alternanza e duale, ancora una volta, sono la chiave.
L'apprendistato è l'unico contratto dove il datore di lavoro è obbligato per legge a insegnare. Sintesi della normativa vigente
Diritti, doveri e luoghi comuni
L'apprendista ha diritto alla retribuzione prevista dal contratto collettivo, ai contributi previdenziali con agevolazioni per l'impresa, alla formazione — interna ed esterna — indicata nel piano formativo individuale, e alle ferie e ai permessi di ogni lavoratore. Ha il dovere di frequentare la formazione e di impegnarsi nel percorso. L'impresa ha l'obbligo di garantire un tutor aziendale, la formazione sul posto di lavoro e l'erogazione del percorso esterno. Il luogo comune da smontare è che l'apprendistato sia "sotto lavoro sottopagato": le retribuzioni reali, sommate alla formazione gratuita e ai crediti acquisiti, raccontano un'altra storia — anche se, come sempre, la qualità dipende dalla serietà dell'impresa e dalla vigilanza. In caso di dubbi, i servizi pubblici e i patronati — di cui parliamo nella rubrica sul welfare e l'assistenza — offrono consulenza gratuita sui propri diritti.
Perché conta per i mestieri
Nella nostra rivista l'apprendistato ricorre in quasi ogni articolo, perché è il punto in cui formazione ed economia si toccano. È il contratto che trasmette i saperi fare da una generazione all'altra, che finanzia l'apprendimento attraverso il lavoro invece che attraverso la sola imposizione, che regge le filiere dove il mestiere è il prodotto. Quando una bottega assume un apprendista, non fa solo una scelta di personale: rinnova un patto antico tra chi sa e chi impara. La scuola dell'obbligo ha il compito di farlo conoscere presto — nei colloqui di orientamento, prima che nei contratti — perché nessuno scelga il proprio futuro ignorando una delle strade maestre.