Tra il diploma di scuola superiore e l'università esiste una terza strada che in Italia si è presa tutto il merito di essere sconosciuta: gli istituti tecnologici superiori — oggi riuniti nella rete delle ITS Academy — che formano tecnici superiori in settori strategici, dalla meccatronica alle scienze della vita, dal turismo digitale alle nuove tecnologie per il made in Italy. Sono fondazioni create dal basso: scuole, università, imprese e enti locali che progettano insieme un curriculum, perché il mercato del lavoro lo ha chiesto. Il risultato, in termini di occupazione dei diplomati, è tra i migliori del sistema formativo italiano.
La formula è rigorosamente duale e pragmatica: durata biennale o triennale, accesso dopo il diploma, almeno il trenta per cento delle ore in stage presso le imprese partner — spesso retribuito — docenti per metà provenienti dal mondo del lavoro, laboratori attrezzati sulle tecnologie reali. In cambio, il diploma di tecnico superiore: un titolo di livello 5 del quadro europeo delle qualifiche, lo stesso dei percorsi di alta formazione che descriviamo nel quadro normativo della rivista.
Come è fatto un percorso
Ogni ITS Academy nasce attorno a un ambito tecnologico: efficienza energetica, mobilità sostenibile, cultural heritage e turismo, tecnologie artigiane e industriali, agrifood, informatica e cybersecurity. Il piano di studi mescola discipline tecnico-scientifiche, competenze organizzative — gestione di progetto, qualità, sicurezza — e inglese professionale, perché i tecnici moderni lavorano in filiere internazionali. Lo stage non è un'appendice: è parte del curriculum, con progetti assegnati e veri responsabili aziendali; non a caso il modello richiama l'apprendistato di terzo livello, con cui condivide la filosofia del duale.
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Chi può iscriversi, e come
Le ammissioni avvengono dopo il diploma di scuola secondaria superiore — tutti gli indirizzi possono candidarsi, anche i licei, purché motivati alla specializzazione tecnica — attraverso selezioni che valutano preparazione, attitudine e progetto. Le strutture sono distribuite sul territorio in fondazioni regionali; la nostra mappa delle sedi della formazione aiuta a orientarsi, e i siti ufficiali segnalati tra i link utili pubblicano calendari e bandi. I posti sono a numero programmato: la selezione è un primo assaggio del mercato del lavoro reale.
Cosa succede dopo
I numeri raccontati dalle rilevazioni sulla rete sono la migliore pubblicità del sistema: una larga quota dei diplomati trova occupazione nel giro di pochi mesi, spesso nell'impresa dove ha svolto lo stage, con contratti a tempo indeterminato sopra la media degli altri percorsi. È l'effetto di un meccanismo semplice: le imprese cercano esattamente quelle competenze, perché sono loro stesse ad averle richieste in fase di progettazione. Per chi volesse continuare a studiare, il diploma dà accesso all'università con riconoscimenti valutati caso per caso, e i migliori percorsi post-diploma si innestano sull'apprendistato di alta formazione.
Il paradosso da superare
Se il sistema funziona così bene, perché è poco conosciuto? La risposta è in gran parte narrativa: per decenni l'unica strada presentabile dopo il diploma era l'università, e ogni altro percorso è stato raccontato come ripiego — lo stesso pregiudizio che pesa sulla formazione professionale e sui mestieri. Invece i tecnici superiori sono tra le figure più richieste dalla trasformazione digitale e verde del Paese, come argomentiamo nell'articolo sulle competenze digitali. L'orientamento ha qui una responsabilità precisa: presentare tutte le strade con lo stesso rispetto, come ripetiamo nella guida alla scelta della scuola superiore.
La sfida dei prossimi anni sarà crescere senza perdere la natura: rimanere fondazioni leggere, governate dal territorio, capaci di rispondere ai cambiamenti tecnologici con la stessa rapidità con cui sono nate. Se l'Italia saprà raccontare questa strada ai suoi diciottenni — con la serietà con cui racconta l'università — avrà risolto una parte del suo problema cronico: la distanza tra ciò che la scuola produce e ciò che l'economia chiede. Nel frattempo, la Rassegna continuerà a mapparla, territorio per territorio, mestiere per mestiere.